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luglio - agosto 2006

Il clima della Terra da 10.000 a 1.000 anni a.C.

 

Riprendiamo la storia del clima della Terra ripercorrendo un altro tratto delle epoche passate. Il nostro colonnello non manca di informarci anche su come sarà l'estate che ci aspetta.

 

Tra il 10.000 e il 4.000 a.C. il clima diviene molto mite, con temperature di 2-3 °C superiori a quelle attuali, tanto che il periodo viene ricordato come l’era dell’optimum climatico. Nello stesso tempo la banchisa si sposta ancora più a nord sino a ricoprire una fascia polare molto meno estesa di quella attuale. La fusione di gran parte della spessa ed estesa coltre ghiacciata fa innalzare gli oceani di 3-4 metri al di sopra dei livelli attuali e molte zone costiere del Nord Europa vengono integralmente sommerse dalle acque del mare. Le correnti occidentali umide ora si spingono regolarmente molto più a sud, apportando abbondanti piogge anche sulla fascia adiacente all’Equatore. Perfino il Sahara diviene ricco di vegetazione, tanto che le condizioni climatiche favorevoli di quel periodo sono ancora oggi documentate dall’alveo sabbioso di antichi corsi d’acqua e dalle numerose incisioni rupestri rinvenute in loco.




Intorno al 4.000 a.C. prende avvio una fase quasi ininterrotta di lento raffreddamento e il cui trend si invertirà in maniera significativa soltanto circa 150 anni fa. Gli effetti più vistosi del nuovo irrigidimento del clima si manifestano tra il 3.500 e il 3.000 a.C. quando i ghiacci avanzano verso sud fino alle latitudini intorno a 50 gradi. La civiltà egizia e mesopotamica vedono i loro albori proprio in tale periodo, quando le gradevoli temperature e le costanti precipitazioni avevano creato condizioni favorevoli per l’insediamento dell’uomo nelle valli del Tigri, dell’Eufrate e del Nilo. Il freddo intenso invece determina una battuta d’arresto in quelle civiltà che, durante l’optimum climatico, si erano sviluppate nelle regioni nord-europee.

Poi, tra il 3.000 e il 1.300 a.C., la temperatura guizza di nuovo verso l’alto e condizioni climatiche ottimali si propagano verso le medie latitudini dove fioriscono grandi civiltà come quella sumera (2.900 a.C.), minoica (2.200 a.C.), indo (2.500-1.700 a.C.), cinese (1.700 a.C.) e quella megalitica dell’Europa nord-orientale, di cui Stonehenge rappresenta una delle testimonianze più tangibili. Il progressivo riscaldamento del pianeta però porta a una riduzione della piovosità in numerose aree tropicali, come nella vasta pianura dell’Indo, una volta ricoperta di vegetazione perfino nell’attuale deserto del Rajastan, tanto che la regione diviene facile preda degli Arii, una popolazione di origine caucasica. Sempre a causa della siccità, intorno al 2.000 a.C. gli Ebrei sono costretti a migrare dalla Mesopotamia verso l’Egitto ma poi, intorno al 1.330 a.C., quando la siccità raggiunge anche le rive del Nilo, devono affrontare il biblico “esodo” verso la Palestina.


Come sarà questa estate?
Che estate ci attende? Fortunatamente non sarà caldissima. Le estati eccezionalmente calde in Italia solitamente si verificano quando nel Pacifico è presente El Niño, un anomalo riscaldamento di
ampie porzioni di tale oceano. El Niño difatti altera
la circolazione ai Tropici, favorendo un surriscaldamento dell’Atlantico Tropicale, che quindi in estate fornisce maggior energia agli anticicloni sub-tropicali, tra cui l’Anticiclone Nord Africano, il solo e unico responsabile delle intense ondate di caldo sulla nostra penisola.

 

 

 

 

 

 

 

 

Quest’anno però nel Pacifico non c’è El Niño ma bensì il fenomeno opposto, la Niña, che non ha gli stessi effetti sulla circolazione ai Tropici. Inoltre, anche i venti che soffiano ad alta quota ai Tropici quest’anno saranno tali da contrastare la risalita di aria molto calda dall’Africa verso il Mediterraneo. Nel 2007 o, al più, nel 2008 però El Niño potrebbe tornare a scaldare il Pacifico, scatenando in Italia un’estate torrida come quella del 2003.


(sintesi delL’articolo pubblicato nel numero di aprile della Rivista Newton)